Un silenzio che fa un frastuono assordante: questa è la sensazione palpabile che suscita la sua assenza, il suo non essere qui adesso.

Non sono parole d'effetto, né di circostanza.

È semplicemente la percezione bruciante e condivisa di chi ora vede quella scrivania vuota, quelli che hanno lavorato con lui molti anni, o solo per un po' di tempo.
Una personalità incredibilmente tumultuosa, coriacea, un temperamento che lascia il segno per forza, uno spirito che non puoi scordare e che, comunque, non passa inosservato.
Un po' come quando vedi un fuoriclasse sul campo: rimani coinvolto subito. Perfino se odi il calcio non puoi evitare di notare quel talento innato e rimanerne affascinato, forse anche un po' ingelosito.

Certe persone hanno in dono un carisma speciale: quello dei leaders, quello delle guide, quello di veri capi.

Giancarlo ti colpiva, ti affascinava, ti entusiasmava e ti faceva sentire incredibilmente forte e capace, così come spesso ti metteva rovinosamente davanti ai tuoi limiti e alle tue vanità, al tuo cercare qualche scusa, al tuo non prendere le tue responsabilità. Un meccanismo inarrestabile per cui poi è diventato normale tentare di superare i tuoi limiti, magari con fatica, ma alimentando una crescita personale arricchente, una sfida quotidiana stimolante.
Lui, del resto, nei suoi progetti ci ha sempre creduto e investito senza mezze misure, con quella veemenza di chi ci vede un po' più lontano degli altri. Con quell'essere una piccola grande rivoluzione che, come tutte le rivoluzioni, hanno un inizio ma mai una vera fine perché sopravvivono dentro le altre persone.